Le Scapate

Le Scapate è un progetto nato nel 2015 dall’idea dell’artista Eleonora Santanni con la collaborazione della fotografa Serena Gallorini, che con una prima fotografia ha partecipato al concorso Skin.
A partire da una riflessione sul corpo della donna in tutte le sue forme, da simulacro estetico a  centro dell’attenzione mediatica, come soggetto e, allo stesso tempo, oggetto centrale nelle nostre comunità attuali, Le Scapate racconta in particolare il corpo della donna segnato da eventi traumatici e dalla malattia, con la consapevolezza che oggi c’è un vuoto, un’incapacità connaturata nell’immaginario contemporaneo di restituire un’immagine a questi corpi che sono stati malati e che sono rinati.

In un contesto sociale, culturale e artistico che rifiuta o sospende spesso la trattazione di questo tema, Le Scapate, tramite il linguaggio dell’arte, restituisce un’immagine corporea alle donne che hanno affrontato malattie, lesioni e mutilazioni, che quotidianamente si confrontano con la ricostruzione della propria “immagine corporea”, combattendo angosce e fragilità, per recuperare l’autostima e una rinnovata immagine di sé.
Goffo e con movenze sgraziate, il corpo della donna rappresentato nei lavori della Santanni e della Gallorini è una sorta di “venere contemporanea” che mette in mostra le proprie cicatrici come medaglie a valore, simbolo della vittoriosa lotta per la vita, per l’amore e la bellezza.

Le Scapate, per definizione persone senza senno e senza giudizio, sventate, svagate e persino troppo allegre, nell’opera della Santanni, sono eroine positive che esortano tutte le donne all’abbandono della paura e dei modelli estetici ideali, alla cancellazione delle costruzioni sociali e dei simulacri estetici, per riconquistare il proprio corpo e la propria femminilità in maniera completamente istintiva e libera.

Scapate nella Stanza
30 x 30 x 45 cm
2017

Si tratta di una scultura componibile (replicabile anche in grandi dimensioni): due figure femminili senza testa in carta, rivestite di alluminio e pitturate in acrilico e un cubo con solo quattro lati in specchio. Le due “scapate” contengono al loro interno pagine di gossip magazine e raccontano la storia di donne nude e senza testa, guidate dall’istinto alla ricerca di sé e in fuga da una rappresentazione dell’universo femminile stereotipato e schiavo della propria immagine.

LA FOTOGRAFIA COME OGGETTO E MATERIA

Onda d’Urto
stampa su carta e plexiglass
103 x 75 x 20 cm
2017

Onda d’Urto è un’installazione in cui la fotografia è l’oggetto dell’opera.
La fotografia del corpo femminile cicatrizzato e senza testa, interpretato dall’artista, è prodotta in due esemplari: il primo stampato dietro plexiglass, il secondo “ a vivo” e posizionato mediante distanziatori a 30 cm dal precedente come sospeso nel vuoto. La foto a vivo è stata “sfondata” dall’artista con un buco a significare il desiderio di rinascita e libertà della donna dagli stereotipi contemporanei.

Studio: Taglio e Cucito
stampa su acetato, lino e rossetto Dior, legno
25 x 36 x 6 cm
2017

L’artista disegna sul suo corpo una immaginaria cicatrice dal color di rossetto e lo scatto di Serena Gallorini si anima nella trasparenza dell’acetato attraverso una fitta rete di filo di lino. Lo studio in piccole dimensioni con la foto in assicelle di legno mostra come la foto dell’immagine corporea sia materia stessa dell’opera d’arte.

Fette di Limone
collage di carta e acrilico su tavola
104 x 127 cm
2017

Fette di Limone racconta il corpo della donna segnato da eventi traumatici e dalla malattia, sublimato in una rinascita gioiosa e catartica.
Nella rappresentazione sociale attuale c’è un vuoto, un’incapacità connaturata nell’immaginario  contemporaneo di restituire un’immagine a questi corpi che, superano il modello estetico ideale e artificiale celebrato oggi.

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